Intervista La Voce di Romagna – Mettiamo da parte le divisioni nazionali e non regaliamo la vittoria alla sinistra

LaVocediRomagnaIntervista a Sergio Pizzolante – Pizzolante: “Mettiamo da parte le divisioni nazionali e non regaliamo la vittoria alla sinistra”

Regionali, Ned tende la mano alla Lega

CENTRODESTRA Pizzolante: “Mettiamo da parte le divisioni nazionali e non regaliamo la vittoria alla sinistra.

Una cosa è il livello nazionale, “dove non nego le differenze”. Altra cosa è il piano regionale, “dove abbiamo sempre combattuto insieme contro il sistema di potere della sinistra e se ci dividiamo adesso finiamo per farle un regalo”. Parola di Sergio Pizzolante, deputato riccionese del Nuovo Centrodestra e coordinatore regionale degli alfaniani, che invita la Lega Nord a entrare in una larga coalizione di centrodestra in vista delle elezioni regionali del 23 novembre.

Pizzolante, a quasi due mesi dal voto il centrodestra in Emilia-Romagna è in confusione. Cosa occorre fare?

“Penso sia obbligatorio e indispensabile per il centrodestra presentarsi unito alle elezioni regionali, nonostante le divisioni a livello nazionale, perché l’Emilia-Romagna è il luogo vero del vecchio sistema di potere della sinistra italiana, che in questi ultimi mesi si è data una riverniciata di renzismo, ma dietro questa vernice permane per intero il vecchio blocco di potere comunista, postcomunista e catto-comunista, ben rappresentato dalla candidatura di Bonaccini e dalle classi dirigenti del Pd romagnolo. Sono cambiati i leader nazionali, ma quelli locali del Pd locale sono rimasti gli stessi, artefici di un potere soffocante e non liberale”.

Però II centrodestra non pare in grado di proporre un’alternativa credibile. La Lega Nord non vi vuole in coalizione, perché state al Governo con Renzi. Come la mettiamo?

“Da un certo punto di vista, capisco la Lega. Ci sono oggettivamente delle distanze tra noi e loro a livello nazionale. Ma invito la Lega a riflettere sul piano regionale: visto che abbiamo sempre combattuto insieme contro il sistema di potere del Pd in Regione, se ci dividiamo facciamo un grande favore a Bonaccini. Se il centrodestra si presenta diviso, resta fuori dalla dinamica bipolare che rischia di ridursi a Pd e 5 Stelle. L’invito che faccio a me stesso e alla Lega è quindi di mettere da parte le differenze nazionali per una scelta regionale seria e responsabile, dal momento che già governiamo insieme in Veneto e in Lombardia”.

Quindi niente ammiccamenti col Pd, nonostante alcuni del suo partito siano attratti dalle sirene renziane?

“Credo che non sia assolutamente possibile a livello emiliano-romagnolo alcun rapporto col Pd di Bonaccini. A Roma c’è Renzi e un’emergenza economica nazionale che ci obbliga a stare al Governo con lui, in Emilia-Romagna il Pd non è mai cambiato”.

Alcuni sindaci di centrodestra del Forlivese hanno manifestato il loro apprezzamento per Balzani, lo sfidante di Bonaccini alle primarie del Pd. E’ d’accordo?

“Balzani è una figura politica interessante e fuori dagli schemi della vecchia sinistra, ma a Forlì è durato qualche mese e poi ha governato la città in una condizione di totale isolamento dal suo partito, che – ripeto – qui non è mai cambiato. Proprio questa vicenda conferma che possono anche trovare un Renzi a Roma o un Balzani in Romagna, ma questo non intacca di un millimetro la natura conservatrice e ottusa della sinistra emiliano-romagnola”.

Serve una coalizione, e pure un candidato presidente. Per ora s’è proposto Lombardi di Fi. L’Ncd cosa dice?

“Abbiamo le nostre idee, aspettiamo di poterci confrontare. Questo non è comunque il problema principale, e siamo apertissimi a trovare una soluzione. Se Fi propone Lombardi, lo prendiamo in considerazione, io a maggior ragione visto che è un amico e un riminese”.

L’Ncd farà una lista unitaria con l’Udc come alle europee?

“Stiamo costruendo una forza politica nuova che rappresenti il Partito popolare europeo in Italia, un progetto che coinvolge anche Udc, parte di Scelta civica e alcuni movimenti civici. Penso e spero che alle regionali ci si possa presentare insieme in una lista comune”.

Giovanni Bucchi

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