JOBS ACT. PIZZOLANTE (NCD): COME STATUTO LAVORATORI. VITTORIA RIFORMISTI. DIFESA ART. 18, BATTAGLIA RETROGUARDIA

GiugniJOBS ACT. PIZZOLANTE (NCD): COME STATUTO LAVORATORI. VITTORIA RIFORMISTI. DIFESA ART. 18, BATTAGLIA RETROGUARDIA

Roma, 21 novembre 2014. “Il Jobs Act ha una portata storica paragonabile allo Statuto dei lavoratori. È una vittoria di tutti i riformisti, ovunque essi siano collocati”. A dirlo è Sergio Pizzolante, Vice Presidente dei deputati del Nuovo Centrodestra e Capogruppo in Commissione Lavoro, nel corso del suo intervento in aula sul Jobs Act.

Pizzolante evidenzia che “fu la sinistra socialista a votare lo Statuto, non la sinistra comunista. Era una riforma adatta a quel tempo. Statuto e articolo 18 appartengono, quindi, ai riformisti italiani e non sono figli della cultura della sinistra comunista, postcomunista e antagonista. Sono figli di Brodolini, Giugni, Mancini, Donat Cattin, della cultura riformista laica e cattolica”.
Pizzolante spiega che “l’articolo 18, inizialmente, fu pensato solo per i licenziamenti discriminatori e per le aziende sopra i 35 dipendenti. Fu il Pci a imporre i licenziamenti disciplinari e il limite di 15 dipendenti. Ma i protagonisti di allora già sapevano che non era una riforma per sempre. Giugni nel 1982 già ne proponeva una radicale revisione e nel 2003, in una intervista a L’Avanti della Domenica, affermava che non avrebbe riscritto l’articolo 18 così com’è”.

E conclude: “per questo siamo davanti al paradosso per cui chi non votò lo Statuto dei lavoratori oggi difende l’articolo 18, portando avanti una battaglia di retroguardia. Mentre chi lo votò ha la consapevolezza che bisogna cambiarlo per adattarlo ai tempi”.

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